Quali sono le tecnologie alla base del metaverso?

Quali sono le tecnologie alla base del metaverso?

Tim Berners Lee è il papà del world wide web: inventore di http , html , del primo browser e del primo sito internet. E se vi dicessimo che i concetti che stanno alla base dello sviluppo del metaverso erano già nero su bianco nel 1990 e firmati dallo stesso Tim?


Ma quali sono le tecnologie e i concetti alla base del metaverso?


Partiamo dalla base: web 3.0.

Prima di tutto : che diavolo è il web 3.0? Ci sono stati anche anche web 2.0 e 1.0.
Si, quando viene creato il world wide web , vengono creati dei paradigmi , descritti dalla situazione tecnologica del tempo.

In una prima fase, detta WEB 1.0, il web veniva fruito da pc e le pagine erano “statiche”, i primi esempi di interazione in questa fase sono mail e notizie in diretta, la struttura è ancora molto semplice: ci si collega ad un server tramite un indirizzo e il server ci “serve ” appunto la pagina , il nostro browser si occupa di trasformare l html in una pagina web e noi possiamo finalmente navigare il sito che abbiamo richiesto.


Il WEB 2.0 invece è utente centrico, se il web 1.0 è stato l’era della scoperta, il web 2.0 è l’era dell’ interazione e della partecipazione: le pagine diventano dinamiche e interattive, il web inizia a basarsi sulla partecipazione e nascono business models basati solo e esclusivamente sullo user generated content (UGC), come ad esempio Youtube Facebook o Instagram. Questa è la versione di web attuale che sperimentiamo giornalmente. Chiaramente questo modello presenta delle falle, prima tra tutte, la centralità dell’ informazione. Google, Meta o Amazon sono actor principali del web 2.0 , questi enti hanno effettivamente “in mano internet “ e i dati di cui è composto e questo crea uno squilibrio di potere in quanto non esiste un ente regolatore e queste società si affidano a un concetto di linea etica interno che a volte puo’....ehm .. lasciare a desiderare [vedi il caso Facebook Cambridge Analitica].

Come risolvere questo problema ? Come spesso accade , per andare avanti ci si guarda indietro, fino al 1990, per scoprire che Berner Lee , il papà del world wide web ci aveva già pensato , definendo i concetti di decentralizzazione e bottom up design, elementi fondanti di quello che sarà il WEB 3.0.
Il web 3.0 possiamo vederlo come una vera e propria democratizzazione di internet, mirata a minare il monopolio delle industrie del tech e facendo tornare il controllo in mano agli utenti.

 

inside_03_rosso

 

 

Tra i principi di base del WEB 3.0 ci sono appunto:

    • il concetto di trustless e permissionless,
 
  • l’intelligenza artificiale,
  • il machine learnig,
  • la decentralizzazione e la blockchain.

ma andiamo per ordine:

Trustless e permissionless

Trustless e permissionless è un concetto che si basa su modelli già esplorati nell’ambito dell’open source , semplificando significa che non esiste un ente centrale valida il trust e il livello di autorizzazione del singolo contributore, chiunque può contribuire alla creazione ed è l’ adoption delle sue modifiche/aggiunte a validarne il contributo. Questo era già stato teorizzato in parte da Berner Lee che sosteneva che il codice doveva appunto venire “dal basso” e doveva essere accessibile e non controllato da un numero ristretto di persone, ma creato e mantenuto dalla base degli utenti favorendone la condivisione e la sperimentazione.



Intelligenza artificiale e il machine learning

Il ruolo dell’ intelligenza artificiale e il machine learning nel web 3.0 è rivolto all'accessibilità:
i computer saranno in grado di comprendere il linguaggio in maniera più organica basandosi sui principi del semantic web, saranno coscienti del contesto e del tono …. più simile ad un umano per capirci. Per chiarire vi proponiamo un esperimento: prendete il vostro assistente vocale preferito e chiedete dove sia nato Guglielmo Marconi , vi risponderà che Gulielmo Marconi è nato a Bologna, ora provate a aggiungere dopo che vi ha risposto “ e quanti anni aveva quando è morto?“, la maggior parte degli assistenti virtuali vi risponderà che non ha capito. Questo perchè? Perchè nel linguaggio naturale in quel “e“ iniziale noi sottintendiamo che il soggetto sia lo stesso, abbiamo appunto il concetto di persistenza del soggetto, che dal punto di vista di utilizzo per noi è molto semplice lo usiamo giornalmente nella comunicazione, ma per un computer è estremamente difficile da capire. Per questo motivo l’interazione con i vari assistenti vocali + macchinosa, letteralmente parlano la stessa lingua, ma non seguono gli schemi semantici caratteristici dell’essere umano. Grazie al machine learning potranno essere sviluppati modelli decodificare gli schemi semantici tipici del linguaggio tra esseri umani, e rendere l’interazione con le macchine più vicina a parlare con un nostro amico. Questo influenzerà anche la ricerca d'informazione, la macchina sarà in grado di fornirci risultati su cosa stiamo cercando non solo tramite un paragone di elenchi di parole chiave ma anche in base al contesto, rendendo l’informazione che ci viene fornita più precisa e filtrando i meccanismi SEO contemporanei che spesso sono abusati a fini pubblicitari.


Infine parliamo di blockchain

La blockchain come concetto è stata introdotta nel 2008, da Satoshi Nakamoto, enigmatica figura che inventò Bitcoin e con esso il concetto di criptovaluta .
Inizialmente la blockchain viene utilizzata come “Libro mastro" di tutte le transazioni di bitcoin. Questo “libro virtuale ” però non viene tenuto in una cassaforte da qualcuno, ma ne viene distribuita una copia a chiunque voglia, queste copie vengono chiamate “nodi”. Questi libri sono composti da una serie di pagine, numerate con un riferimento a quella precedente e a quella successiva: se un nodo vuole registrare qualcosa su una di queste pagine, può aggiungerlo a patto che partecipi nella produzione della nuova pagina (che poi è il famoso mining di cui si sente tanto parlare), una volta prodotta la nuova pagina, le cose scritte su quella pagina vengono verificate e se vengono verificate da più del 50% dei nodi allora si procede alla registrazione e al successivo aggiornamento di tutti i nodi.
Questo modello è esattamente l’approccio che il web 3.0 prende nei confronti della gestione del dato, invece che esserci dei server di Google, Amazon etc i dati vengono registrati su blockchain e quindi distribuiti e serviti dai singoli nodi che ne partecipano, rendendo impossibile sbilanciamenti di potere .

Insomma , grazie al web 3.0, il metaverso che ci aspetta sarà distribuito e open source, democratico e umanizzato.

 

New call-to-action

 

 

Pubblicato il 30 settembre 2022